Agricoltura rigenerativa: Nestlé sostiene Regenerating Together con l’obiettivo filiera al 50% entro il 2030

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

Condividi

L’adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa si sta trasformando da iniziativa di nicchia a leva strategica per le filiere agroalimentari. In questo scenario, Nestlé ha annunciato il sostegno a Regenerating Together un programma internazionale che punta a creare quadri operativi comuni e strumenti condivisi per misurare i progressi ambientali lungo l’intera catena del valore.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra agricoltori, agronomi, organizzazioni non governative e istituzioni accademiche, con un obiettivo chiaro: accelerare la diffusione di pratiche rigenerative attraverso metriche credibili e metodi applicabili in maniera coerente da attori diversi della filiera.

La partecipazione di grandi marchi e organizzazioni ambientali suggerisce un tentativo collettivo di superare approcci frammentati e allineare le aziende su standard comparabili.

Regenerating Together: oltre 40 aziende e partnership ambientali

Regenerating Together è sostenuto da oltre 40 aziende del settore alimentare e agricolo. La presenza di realtà come The Nature Conservancy e Earthworm Foundation rafforza la dimensione ambientale del programma, che punta a offrire una guida armonizzata per l’implementazione di pratiche rigenerative e per il monitoraggio dei risultati lungo la filiera.

Il cuore dell’iniziativa è la definizione di metriche comuni e framework pratici che rendano confrontabili i progressi e diano solidità ai percorsi di transizione.

Un’attenzione particolare è dedicata alle emissioni Scope 3 ovvero le emissioni indirette lungo la catena di fornitura, spesso la quota più consistente dell’impronta climatica per le aziende del comparto. L’idea è che la collaborazione intersettoriale consenta di individuare indicatori e metodi di verifica condivisi, così da favorire investimenti mirati, scalabilità delle soluzioni e risultati affidabili.

In questo modo l’agricoltura rigenerativa viene considerata una leva per resilienza e decarbonizzazione.

L’impegno di Nestlé: il traguardo del 50% entro il 2030

Nestlé ha definito un obiettivo specifico: arrivare entro il 2030 a ottenere il 50% dei propri ingredienti chiave da agricoltori che adottano pratiche rigenerative. Il target riguarda materie prime centrali per il business del gruppo, come latticini, cacao e caffè. Il sostegno al programma Regenerating Together si inserisce quindi in una traiettoria che mira a dare struttura, tracciabilità e comparabilità alle iniziative intraprese sul territorio, valorizzando strumenti e standard condivisi.

Il movimento verso l’agricoltura rigenerativa non è circoscritto a un singolo attore. Accanto a Nestlé, anche altri grandi protagonisti del comparto, tra cui PepsiCoDanone e Mars stanno investendo in programmi di transizione agricola sostenibile. La convergenza di più aziende su approcci e misure comuni può favorire maggiore coerenza tra obiettivi e rendere più visibili i risultati, a beneficio sia degli operatori sia degli stakeholder lungo la filiera.

Quadri pratici e credibili: la posizione di Pascal Chapot

La direzione tracciata viene sintetizzata dalle parole di Pascal Chapot Vicepresidente e Responsabile dell’Agricoltura presso NestléL’agricoltura rigenerativa mostra un grande potenziale nel rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento contro il cambiamento climatico, aiutando al contempo a migliorare i mezzi di sussistenza degli agricoltori. Per accelerare l’adozione, abbiamo bisogno di quadri pratici e credibili che possano essere applicati coerentemente lungo tutta la catena del valore”. La dichiarazione sottolinea l’esigenza di passare da impegni generici a metodologie verificabili e ripetibili, con una particolare enfasi sulla misurabilità degli impatti.

In questa prospettiva, il valore aggiunto del programma sta nella capacità di costruire un linguaggio comune: indicatori, protocolli e strumenti capaci di descrivere con precisione ciò che accade nei campi e di collegarlo agli obiettivi climatici aziendali. Un simile allineamento permette di ridurre l’incertezza facilita la collaborazione tra partner e incentiva pratiche che mantengano al centro sia la salute del suolo sia la redditività agricola aspetti essenziali per la continuità delle filiere.

Dalla teoria alla pratica: misurare i progressi lungo la filiera

Affinché l’agricoltura rigenerativa diventi una componente stabile delle forniture, servono metriche operative in grado di tradurre principi agronomici in risultati tangibili. È qui che Regenerating Together ambisce a incidere: fornendo strumenti di monitoraggio che riducano la variabilità tra progetti e rendano più chiaro come le pratiche adottate, dalla gestione del suolo alla diversificazione colturale, si riflettano su emissioni, resilienza e performance economiche.

In un contesto di catene del valore globali la comparabilità dei dati diventa cruciale per stabilire priorità e allocare risorse in modo efficace.

La partecipazione di aziende e organizzazioni di primo piano lascia intravedere un percorso di standardizzazione graduale che potrebbe favorire l’adozione su larga scala. Resta centrale il tema della trasparenza dei risultati saranno i dati, raccolti e confrontati con criteri condivisi, a mostrare la reale efficacia dell’approccio. È su questo terreno che iniziative con quadri credibili e metriche comuni possono differenziare impegni strategici da azioni meramente comunicative, orientando le filiere verso benefici ambientali e sociali misurabili.