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Negli ultimi anni, il panorama vinicolo abruzzese ha affrontato sfide significative, tra cui l’eccesso di giacenze di vino non venduto.
Ora, in un contesto di crescente preoccupazione, molti produttori locali propongono di aumentare le rese da 300 a 400 quintali per ettaro. Questa decisione, apparentemente audace, merita un’attenta riflessione.
La questione si fa ancora più complessa considerando il parere di esperti come Angelo Gaja, che in precedenza aveva raccomandato di mantenere un approccio cauto nei confronti delle rese. La vendemmia recente ha visto l’Italia in cima alla produzione vinicola con oltre 47 milioni di ettolitri, sembrando contraddire tali avvertimenti.
Tuttavia, l’urgenza di incrementare le rese solleva interrogativi sul futuro della qualità e della sostenibilità del vino abruzzese.
La Coldiretti, insieme ad altre associazioni, sta spingendo per questa modifica, sostenendo che un aumento delle rese potrebbe portare a maggiori vendite. Tuttavia, i dati attuali parlano chiaro: circa la metà dei 3 milioni di ettolitri di vino prodotti annualmente in Abruzzo non rientra nelle categorie DOP e IGP, indicando un problema di sovrapproduzione.
, il Testo Unico Vino ha fissato limiti precisi per le rese, stabilendo un massimo di 30 tonnellate di uva per ettaro per le unità non DOP e IGP. Sebbene in alcune condizioni si possa derogare fino a 40 tonnellate, l’idea di aumentare ulteriormente questo limite sembra contraddittoria, considerando le giacenze attuali di 3,2 milioni di ettolitri nelle cantine abruzzesi.
La realtà è che la domanda di vino è in calo e il mercato è saturo. Con circa 2,7 milioni di ettolitri di vino fermi nelle cantine, principalmente nella provincia di Chieti, la decisione di aumentare le rese sembra una strategia a rischio. Le cantine sociali, come Citra Vini e Cantina Tollo, già producono volumi significativi, e aumentare la produzione potrebbe solo aggravare la situazione.
Nonostante le pressioni per aumentare le rese, il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo non ha sostenuto questa iniziativa, riconoscendo che il suo ruolo riguarda solo le DOC e DOCG.
Recenti decisioni regionali hanno già limitato il prodotto di annata da immettere sul mercato, riducendo le rese per il Montepulciano d’Abruzzo DOC e mantenendo parte della produzione in cantina fino al 2027. Questa mossa è un chiaro segnale di come il settore stia cercando di adattarsi a una realtà in continua evoluzione.
In questo contesto, è evidente che l’Abruzzo si trova a un bivio: da un lato, c’è chi spinge per una maggiore produzione senza considerare i rischi, dall’altro chi tenta di migliorare la qualità, sperando che questo si traduca in un futuro più sostenibile per il vino abruzzese.
Le sfide sono molteplici e richiedono un’analisi attenta e strategie ben ponderate.