Cani vs bambini: la realtà italiana e il legame con gli animali domestici

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

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In Italia, un fenomeno sociale sta emergendo con forza: il numero di cani supera quello dei bambini. Questo cambiamento riflette una trasformazione profonda nelle priorità e negli stili di vita degli italiani. La bassa natalità, unita a una crescente passione per gli animali domestici, sta ridefinendo il panorama familiare del paese.

La scelta di avere un animale domestico non è dettata solo da fattori economici, ma anche da un profondo desiderio di compagnia e benessere emotivo.

Gli animali domestici offrono un supporto incondizionato, riducono lo stress e migliorano la qualità della vita, diventando veri e propri membri della famiglia.

Le ragioni dietro il fenomeno

La bassa natalità in Italia è un problema complesso, influenzato da fattori come la precarietà lavorativa, il costo della vita e la difficoltà di trovare una casa. Tuttavia, anche aspetti culturali giocano un ruolo cruciale. Molti giovani rimandano la decisione di avere figli o non la prendono affatto, preferendo invece la compagnia di un animale domestico.

Gli animali domestici richiedono cure costanti e un impegno economico significativo, ma offrono in cambio un affetto incondizionato e un miglioramento del benessere mentale e fisico. Questo legame affettivo è così forte che il 79% dei proprietari considera il proprio animale un membro della famiglia.

Il caso di Torino

Torino si distingue come la città italiana dove il legame tra cittadini e animali domestici è più forte. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Unipol, elaborata su dati Ipsos, il 66% dei torinesi possiede almeno un cane o un gatto, la percentuale più alta tra le grandi città italiane.

Per il 92% degli intervistati, un cane o un gatto fa parte della famiglia a tutti gli effetti.

Nonostante i costi e l’impegno quotidiano, i torinesi riconoscono che la convivenza con un animale domestico supera qualsiasi fatica. In media, si dedicano dalle una alle tre ore al giorno alla cura del proprio pet, con spese sanitarie annuali che si aggirano intorno ai 160 euro.

La fuga degli animali domestici

Un altro aspetto interessante è il fenomeno delle fughe degli animali domestici.

Secondo un’analisi di Kippy, azienda specializzata in localizzatori GPS per animali domestici, più del 50% degli smarrimenti europei avviene in Italia. La Francia segue con il 30%, e la Germania con l’8%.

Il clima mediterraneo e la diffusione delle case con giardino sono tra i fattori che contribuiscono a questo fenomeno. Gli animali abituati a vivere all’aperto superano i confini tre volte più spesso di quelli d’appartamento. A livello nazionale, il Veneto guida la classifica degli smarrimenti, seguito da Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria.

La ricerca smonta alcuni luoghi comuni, rivelando che l’età e il sesso dell’animale non incidono sulla propensione alla fuga. Quello che conta davvero è la taglia: gli esemplari oltre i 20 kg registrano una media di allarmi quattro volte superiore rispetto ai cani sotto i 5 kg. Tra le razze più irrequiete ci sono Border Collie, Jack Russell e Siberian Husky.

I cani scappano il 43% in più rispetto ai gatti, ma quando i gatti spariscono tendono a farlo in modo più definitivo.

Il picco delle fughe avviene alle otto del mattino, con una seconda ondata all’ora di pranzo. Il giorno più a rischio è il martedì.

La gestione del panico è parte integrante del protocollo in caso di fuga. La prima regola è non rincorrere l’animale urlando. È più efficace tornare al punto dell’ultimo avvistamento e lasciare sul posto un capo di abbigliamento o un gioco familiare. Nel frattempo, è fondamentale allertare canili, gattili e veterinari della zona.