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Nestlé ha deciso di avviare una fase importante della propria ristrutturazione: la cessione parziale della divisione acque europea che include marchi storici come San Pellegrino, Perrier e Acqua Panna.
L’operazione riguarda la possibile vendita di una quota pari al 50% del business, con una valutazione complessiva stimata intorno ai 5 miliardi. Questo passo si inserisce in un disegno più ampio di focalizzazione sulle categorie a maggiore crescita del gruppo.
La scelta di separare l’attività delle acque non è stata presa in isolamento: nasce da considerazioni operative, reputazionali e di rendimento. Negli ultimi anni la divisione è stata percepita come un asset non core rispetto a segmenti quali il caffè, il pet care e la nutrizione, verso i quali la società sta riconducendo risorse e investimenti.
Il dossier ha attirato l’attenzione di diversi operatori del private equity. Fondi come CD&R, KKR e PAI Partners sono passati a una fase avanzata della selezione, mentre altri soggetti, tra cui Platinum Equity e Blackstone, avrebbero mostrato interesse. La banca d’affari Rothschild sta agendo come consulente nell’operazione, che ha visto una prima ondata di manifestazioni di interesse e la successiva richiesta di offerte preliminari.
Il valore attrattivo del portafoglio risiede nella forte riconoscibilità dei marchi e nella presenza consolidata sia nella distribuzione retail sia nel canale HoReCa. San Pellegrino e Acqua Panna sono riferimenti nella ristorazione di fascia medio-alta, mentre Perrier mantiene uno spazio significativo nel segmento delle acque frizzanti. Per i fondi, l’opportunità è quella di capitalizzare su brand premium con leve commerciali e operative per migliorare margini e rendimento del capitale.
La cessione rientra in una strategia annunciata dal management per concentrare sforzi su categorie con maggiore crescita e margini. Sotto la guida del CEO Philipp Navratil, Nestlé ha dichiarato l’intento di rendere l’organizzazione più snella e focalizzata sulle priorità: caffè, pet care, nutrizione e snack sono i settori che riceveranno maggiori investimenti. Contestualmente, la divisione acque è stata vista come un’attività con margini inferiori rispetto ad altre aree premium del gruppo.
Questa mossa non è la prima riorganizzazione di rilievo per il comparto acqua: nel 2026 Nestlé aveva già ceduto la maggior parte delle attività nordamericane del settore per circa 4 miliardi di dollari. Oggi, la scelta di aprire il capitale della divisione europea si combina con la volontà di ottimizzare portafoglio e processi produttivi, riducendo la complessità e destinando capitale alle categorie strategiche.
La revisione del portafoglio è accompagnata da un piano di trasformazione interna che fa leva sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale. La CFO Anna Manz ha sottolineato l’utilizzo dell’IA per migliorare la comprensione dei driver economici, mentre la COO Stephanie Pullings Hart ha posto l’accento sull’obiettivo di operazioni end-to-end completamente connesse digitalmente, per ottimizzare inventario e catena di fornitura in tempo reale.
La decisione arriva anche dopo alcune criticità che hanno toccato il settore: il marchio Perrier è stato coinvolto in controversie legate a trattamenti di disinfezione non autorizzati sul mercato francese, e nei primi mesi del 2026 alcuni prodotti del gruppo hanno subito richiami precauzionali (tra cui latti artificiali).
Questi episodi hanno aumentato la percezione di rischio reputazionale e la necessità di semplificare la struttura aziendale.
In sintesi, la possibile vendita del 50% della divisione acque per circa 5 miliardi rappresenta un passaggio strategico per Nestlé: da una parte libera risorse e responsabilità operative, dall’altra offre a investitori esterni la possibilità di valorizzare marchi globali. Il processo è ancora in corso e il risultato finale dipenderà dall’esito delle offerte e dalla capacità del gruppo di bilanciare efficienza, sicurezza produttiva e tutela del valore dei brand.