Come chef e filiere agricole stanno ridefinendo carne e foraggi per sostenibilità e qualità

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

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Negli spazi di un festival gastronomico dedicato alle scelte alimentari, chef, formatori e produttori hanno messo a confronto visioni diverse ma contigue: la carne nei menu non è più un elemento di consumo indiscusso, e la qualità degli alimenti inizia sempre più spesso dal suolo e dalle materie prime destinate all’alimentazione animale.

La discussione non ha prodotto decisioni formali, ma ha delineato tensioni e possibilità pratiche su cui ristorazione e filiere possono intervenire.

Tavolo 16: bilanciare piacere culinario e responsabilità nella proposta della carne

Al centro del dibattito c’è stata la domanda diretta: cosa fare della carne nel piatto? I partecipanti hanno concordato su un punto chiave: scegliere alternative a minor impatto non equivale necessariamente a eliminare la carne. Le leve operative indicate sono concrete e ripetute nel dialogo tra cuochi e produttori: quantitàqualitàfrequenza tipologie di tagli e tracciabilità delle filiere. Questo approccio trasferisce la responsabilità dalla sola scelta individuale alla progettazione del menu e alla relazione tra ristorazione e fornitori.

Un aspetto pratico emerso con forza è stato il recupero dei tagli meno pregiati, noto nel lessico della cucina come quinto quarto. Diversificare i tagli usati e valorizzare parti oggi sottoutilizzate permette di ridurre sprechi e rendere più sostenibile l’impatto complessivo dell’uso della carne senza rinunciare al gusto. Sono state analizzate anche strategie come porzioni ridotte, piatti di condivisione e proposte miste che integrano proteine vegetali e animali per migliorare il bilancio ambientale senza impoverire l’esperienza gastronomica.

Dialogo tra cuochi e produttori senza posizioni ufficiali

La discussione si è svolta in forma aperta e non vincolante: nessun documento è stato approvato, ma è emersa la consapevolezza che la transizione verso scelte più sostenibili richiede sinergia tra cucina, allevamento e distribuzione. I professionisti hanno sottolineato l’importanza di comunicare al cliente non soltanto l’origine degli ingredienti ma anche le scelte produttive e la logica dietro alle porzioni e ai tagli proposti.

La filiera dei foraggi: il suolo come punto di partenza per la qualità

Parallelamente al confronto sui piatti, è stata ribadita la centralità del terreno nella qualità degli alimenti. Dietro un formaggio o una carne distintiva spesso c’è una catena che parte dal suolo e passa per l’alimentazione animale. L’Italia si riconosce tra i principali produttori europei di foraggi essiccati con una filiera che negli ultimi anni si è orientata verso innovazione certificazione e accesso a mercati esteri.

La trasformazione del comparto dei foraggi è raccontata come un passaggio da un sistema supportato prevalentemente da aiuti a una filiera competitiva sul piano internazionale. Le aziende hanno puntato su garanzie di sicurezza alimentare qualità nutrizionale e capacità di conservazione e trasporto, oltre a investimenti in tecnologie di controllo come il NIR per analizzare in tempo reale proteine e fibre. Anche la meccanizzazione più attenta ha permesso lavorazioni che preservano le caratteristiche del prodotto finale.

Erba medica, rotazioni e impronta carbonica

L’erba medica emerge come una coltura chiave: nelle rotazioni migliora il suolo, favorisce la biodiversità e fissa azoto in modo naturale. Questi benefici agronomici si traducono in vantaggi anche per la zootecnia, contribuendo a una minore dipendenza da materie prime importate. Studi sull’impronta carbonica della filiera, benché tengano conto anche del processo di essiccazione, mostrano bilanci favorevoli rispetto a proteine importate da lontano, rappresentando un argomento competitivo soprattutto per mercati sensibili alla sostenibilità.

Un tema strutturale è la ricucitura di un rapporto logico tra agricoltura e zootecnia, due mondi che negli ultimi decenni si sono spesso allontanati. La valorizzazione dei foraggi nazionali, l’integrazione verticale (produzione di seme e sementi locali) e accordi commerciali più stabili tra coltivatori e allevatori sono tra le risposte pratiche per rendere il sistema meno esposto alle fluttuazioni internazionali e più resiliente ai cambiamenti climatici.

Nel complesso, il confronto tra cuochi e rappresentanti della filiera ha evidenziato che la transizione verso menu e produzioni più sostenibili passa da scelte concrete: rivalutare il quinto quarto ridurre le porzioni quando opportuno, rafforzare la tracciabilità e investire nella qualità del suolo e dei foraggi.

Sono scelte che richiedono tempo, collaborazione e comunicazione chiara verso il consumatore, ma che possono ridefinire il rapporto tra gusto, territorio e responsabilità ambientale.