Cuori Ribelli: come l’Italia combatte le cardiopatie congenite in Africa

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

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Ogni anno, nel mondo, circa 500.000 bambini nascono con una cardiopatia congenita che richiede un intervento chirurgico. Mentre nei Paesi ad alto reddito la sopravvivenza fino all’età adulta supera il 90%, in Africa subsahariana la situazione è drammaticamente diversa.

Senza cure adeguate, circa la metà di questi bambini non raggiunge il primo anno di vita.

Il divario sanitario è evidente: in Africa subsahariana opera un solo chirurgo cardio-toracico ogni 4 milioni di abitanti, con una capacità pari all’1% di quella globale. In Africa occidentaleil rapporto è ancora più estremo: un chirurgo ogni 26,5 milioni di persone. Questo scenario ha portato a un aumento della mortalità per cardiopatie congenite del 38,1% in Africa centrale e del 40,3% in Africa occidentalementre a livello globale è calata del 34,5%.

Il progetto Cuori Ribelli: una speranza per i bambini africani

Dal 2026, il progetto Cuori Ribellipromosso da Una Voce per Padre Piosta operando per colmare questo divario. L’iniziativa si basa su due assi principali: le missioni chirurgiche internazionali e i corridoi sanitari umanitari.

Le missioni chirurgiche vedono équipe italiane di cardiochirurghianestesisti e infermieri operare direttamente nei Paesi africani, lavorando a stretto contatto con il personale sanitario locale. L’obiettivo non è solo operare, ma formare i medici locali, trasferendo competenze e tecniche per rendere progressivamente autonomi i sistemi sanitari nazionali.

I casi più complessi vengono individuati sul territorio, diagnosticati e trasferiti in Italia per interventi completamente gratuiti per le famiglie. I bambini vengono curati in centri di eccellenza come l’Ospedale Gaslinil’Ospedale Pediatrico Bambino Gesùl’Ospedale Niguardal’Ospedale Monaldil’Ospedale Papa Giovanni XXIII e l’Ospedale del Cuore di Massa.

I risultati del progetto

In soli tre anni, il progetto ha permesso di operare oltre 600 bambini provenienti da Costa d’AvorioCamerunBurkina FasoBeninEtiopiaSenegalGabonGambiaLibiaVenezuela e Kosovo.

Nello stesso periodo sono stati effettuati più di 2.000 screening gratuiti nei Paesi di origine.

Le fragilità strutturali dei Paesi coinvolti

Il progetto è attivo in diversi Paesi dell’Africa subsahariana e del Mediterraneo. In Costa d’Avoriola mortalità infantile resta alta (54 decessi ogni 1.000 nati vivi) e la speranza di vita è tra le più basse dell’Africa occidentale (58 anni). Il Paese ospita inoltre oltre 61.400 rifugiati dal Burkina Faso, il 58% dei quali sono bambini, aggravando la pressione sul sistema sanitario.

In Camerunla situazione è segnata da forti criticità: per una popolazione di oltre 28 milioni di abitanti, per anni è stato operativo un solo centro cardiochirurgico, il Cardiac Centre di Shisongoggi chiuso e comunque insufficiente. La crisi sociopolitica nella regione anglofona ha reso l’accesso alle cure intermittente.

In Burkina Fasol’OMS definisce la situazione allarmanteil 31% delle strutture sanitarie è coinvolto dalla crisi e il 17,7% è completamente chiuso a causa dei conflitti armati.

Oltre il 17% della popolazione in dieci regioni non ha accesso alle cure.

In Beninla cardiochirurgia pediatrica resta estremamente limitata, con carenza di specialisti e strutture. Le missioni umanitarie hanno consentito interventi salvavita e attività di formazione per il personale locale.

In Etiopianonostante i progressi, il bisogno resta elevato. Presso l’Ethio Istanbul General Hospital sono state realizzate missioni chirurgiche ad alta intensità: in un solo mese, grazie a due missioni consecutive, sono stati operati 85 bambini con gravi cardiopatie congenite.

La campagna 2026

Per sostenere e ampliare queste attività, nel 2026 prosegue la campagna Padre Pio Social Aide 2026. È possibile contribuire con un SMS o una chiamata da rete fissa al numero solidale 45531. L’iniziativa è sostenuta dalla trasmissione di Rai Uno Una Voce per Padre Pioin onda mercoledì 13 giugno.