Ortaggi imperfetti in cucina: il progetto che valorizza il cibo non convenzionale

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

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In un’epoca in cui lo spreco alimentare rappresenta una delle maggiori sfide globali, nasce un’iniziativa che punta a rivoluzionare il modo di vedere il cibo. Scelti perché buoni è il progetto promosso da Camst group, Agribologna e Conor che unisce produzione agricola, distribuzione e ristorazione in un modello di filiera sostenibile.

L’obiettivo è dare valore a prodotti ortofrutticoli buoni, sicuri e nutrienti che rischiano di essere esclusi dal mercato per motivi puramente estetici.

Un’iniziativa che non solo riduce lo spreco, ma valorizza il lavoro agricolo e promuove comportamenti di acquisto più responsabili.

Il progetto e i suoi obiettivi

Presentato a Bologna nei locali dello storico Bass’otto, il progetto prevede l’acquisto e la valorizzazione di ortaggi di stagione visivamente imperfetti, come melanzane, zucchine, cetrioli e carote. Questi prodotti verranno utilizzati nei menu di una prima selezione di sei ristoranti di Camst group a Bologna e provincia, a partire dal 1° luglio.

Nei primi sei mesi di sperimentazione, il progetto punta a valorizzare circa 16 tonnellate di ortaggi, trasformando un potenziale fattore di esclusione commerciale in un’opportunità per la filiera agricola locale. Sedici tonnellate di ortaggi recuperati possono generare un impatto pari a 28,3 tonnellate di CO₂, equivalenti alle emissioni prodotte percorrendo circa 236.000 chilometri in auto, quasi sei volte il giro completo della Terra.

L’impatto ambientale

L’occupazione di suolo associata è pari a 1.892 metri quadrati, circa 7 campi da tennis regolamentari.

Il consumo idrico raggiunge 368.163 litri d’acqua, equivalenti a oltre 6.100 docce da cinque minuti. Questi numeri confermano l’importanza del contrasto allo spreco, ogni alimento che non arriva al consumo porta con sé un costo ambientale già sostenuto.

La campagna di sensibilizzazione

Ad accompagnare il progetto sarà una campagna di comunicazione pensata per sensibilizzare i consumatori sul valore delle scelte consapevoli e sul ruolo che ciascuno può svolgere nella prevenzione dello spreco alimentare.

Attraverso i canali digitali e le affissioni nei locali Tavolamica, si inviterà a superare i pregiudizi legati all’aspetto dei prodotti e a riconoscere il valore delle risorse impiegate per produrli.

Il fenomeno dello spreco alimentare

Lo spreco alimentare rappresenta una delle principali sfide ambientali, economiche e sociali a livello globale. Secondo le stime di FAO e UNEP, lungo la filiera agroalimentare mondiale viene perso o sprecato circa il 30% del cibo prodotto.

La stessa FAO stima che perdite e sprechi alimentari siano responsabili di circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra.

In Italia, l’Osservatorio internazionale Waste Watcher ha stimato che le perdite nel settore agricolo ammontano a 2,09 milioni di tonnellate annue nel 2026, equivalenti al 40,9% del totale dello spreco lungo tutta la filiera. Attraverso il progetto, Camst group acquista da Agribologna prodotti ortofrutticoli imperfetti, garantendo continuità economica alle aziende agricole e contribuendo a ridurre lo spreco di risorse già impiegate nei processi produttivi.

Agribologna e Conor assicurano l’approvvigionamento dei prodotti e valorizzano il lavoro dei soci, evitando che produzioni pienamente commestibili e di qualità vengano svalutate o escluse dal mercato. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra attori della filiera agroalimentare del mondo cooperativo, con benefici ambientali, economici e sociali.

Scelti perché buoni è un progetto importante perché interviene prima che lo spreco si formi. Siamo portati a pensare allo spreco alimentare solo quando il cibo arriva alla fine del suo percorso, ma il valore del cibo va riconosciuto fin dall’origine, nei campi, nel lavoro agricolo, nelle risorse naturali utilizzate per produrlo.

Una zucchina curva, una carota irregolare, una melanzana o un cetriolo non perfetti dal punto di vista estetico non valgono meno: hanno lo stesso valore nutrizionale, la stessa sicurezza, lo stesso sapore, la stessa dignità alimentare.