Il Parlamento ha approvato un testo che riorganizza la disciplina penale e amministrativa a tutela dei prodotti agroalimentari italiani. Se da un lato i toni istituzionali sottolineano un «risultato storico» per la protezione del Made in Italy, dall’altro emergono chiarimenti necessari sul significato di termini come agropirateria e sugli strumenti effettivamente previsti dal provvedimento.
Questo articolo spiega in modo organico le novità contenute nel disegno di legge, ricostruisce l’origine del termine e mette a confronto le interpretazioni mediatiche con i contenuti giuridici effettivi, citando anche il percorso tecnico che ha portato al testo oggi in vigore.
Che cosa prevede il testo approvato
Il disegno di legge, composto da ventuno articoli, introduce modifiche al codice penale e al regime sanzionatorio. Tra le novità più rilevanti vi è l’introduzione del reato di commercio di alimenti con segni mendaci, pensato per punire chi utilizza indicazioni o simboli ingannevoli per indurre in errore il consumatore sull’origine, la qualità o la quantità di un prodotto. Parallelamente, la norma inasprisce le pene per la contraffazione delle indicazioni geografiche e prevede misure accessorie, come la chiusura temporanea dell’esercizio nei casi più gravi o in caso di recidiva.
Misure amministrative e strumenti di contrasto
Il testo stabilisce anche una gradazione delle sanzioni amministrative, commisurando multe e sanzioni al fatturato dell’impresa per rendere gli interventi più deterrenti. Viene istituita la cabina di regia per coordinare i controlli amministrativi e ridurre le sovrapposizioni tra autorità, oltre all’obbligo di confisca obbligatoria per i prodotti oggetto di reato e di destinazione dei beni sequestrati a finalità sociali quando possibile.
Agropirateria: termine, storia e ruolo nella legge
Il termine agropirateria non è nuovo nel dibattito: fu coniato da Alfonso Pecoraro Scanio e utilizzato per indicare la copia o l’appropriazione indebita di prodotti tipici italiani all’estero. Il progetto originario elaborato attorno al 2026, frutto di un gruppo coordinato dal magistrato Giancarlo Caselli e promosso da Coldiretti, aveva previsto l’agropirateria come reato autonomo. Nel testo approvato, invece, la nozione figura come aggravante applicabile quando le frodi alimentari sono realizzate in modo organizzato, continuativo e strutturato.
Che differenza c’è tra reato e aggravante?
La distinzione è sostanziale: l’aggravante non costituisce un nuovo capo d’imputazione autonomo, ma aumenta la pena prevista per il reato sottostante quando ricorrono caratteristiche di sistematicità. In pratica, la condotta ripetuta e pianificata determina un aumento di pena da un terzo alla metà, mentre il reato specifico di commercio di alimenti con segni mendaci resta una fattispecie distinta che punisce l’uso di segni falsi o ingannevoli.
Impatto pratico su imprese e consumatori
Le modifiche puntano a proteggere le indicazioni geografiche e i disciplinari di produzione: le sanzioni penali per la contraffazione delle denominazioni di origine sono state inasprite e integrate con multe più severe. Per i consumatori ciò dovrebbe tradursi in maggiore trasparenza e tracciabilità, mentre per gli operatori onesti dovrebbe essere favorito un mercato più leale. Il provvedimento prevede anche misure specifiche per filiere particolari, come quella del latte bufalino, con strumenti di tracciamento più stringenti.
Alcuni media hanno annunciato l’introduzione del «reato di agropirateria»; è importante però leggere il testo con attenzione per comprendere che, oltre al nuovo reato sul commercio con segni mendaci, il termine agropirateria è oggi impiegato come circostanza aggravante e non come reato autonomo nel testo approvato.
Origine e percorso del provvedimento
Il progetto era rimasto nei cassetti del ministero per oltre dieci anni fino alla spinta delle associazioni di categoria e delle forze dell’ordine. Il 15 aprile 2026 la Camera ha dato il via libera al testo che il ministro Francesco Lollobrigida ha definito «un passo avanti per la difesa del sistema agroalimentare». Il lavoro ha visto la collaborazione tra il ministero dell’Agricoltura e il ministero della Giustizia, con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficaci i controlli e più proporzionate le sanzioni rispetto alle dimensioni delle imprese.

