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This is not a sushi bar, dove paghi il conto con i followers

this is not a sushi bar

This is Not a Sushi Bar ha lanciato una sfida: paghi in base al numero di followers. È stato il primo ristorante al mondo e si trova proprio a Milano

L’era digitale avanza con un passo prorompente ed ha raggiunto una nuova frontiera, in un modo insolito, ma davvero entusiasmante! La rivoluzione è nata a Milano, l’11 ottobre 2018, quando è stato inaugurato il primo ristorante in cui si paga con i followers! Si tratta di This is Not a Sushi Bar e si trova in via Lazzaro Papi, in zona Porta Romana.

This is Not a Sushi Bar

Dopo esser stato il primo ristorante giapponese a portare il servizio delivery a Milano, Matteo Pittarello non si ferma: adesso, è anche il primo ristorante in cui la moneta di scambio sono i seguaci su Instagram. “Followers are the new Bitcoin!“.

Il meccanismo è molto semplice: ordini il primo piatto, pubblichi la foto sul tuo profilo Instagram, taggando il ristorante. In seguito, a seconda del numero dei tuoi followers, ottieni un bonus: da mille a 5mila followers, un piatto gratis (in più a quello che avrai ordinato), da 5mila a 10mila followers, due piatti gratis, da 10mila a 50mila, quattro piatti, da 50mila a 100mila, otto e, infine, oltre i 100mila followers sarà tutto gratis.

this is not a sushi bar

Un’idea a dir poco geniale, basata principalmente sul coinvolgimento di tutto il target di clienti, non solo quello dei grandi influencer, e sulla migliore delle pubblicità che si possa avere: il passaparola.

Infatti, la rete di visibilità e interazione che si andrà a creare sarà notevole, invogliando tantissime persone ad andare al ristorante e realizzando un ritorno in pubblicità significativo.

Il presidente del locale, Matteo Pittarello, non è nuovo al mondo dei social come arte da combattimento; basta, infatti, farsi sul giro sulla pagina Instagram @thisisnotasushibar per confermare l’estro e la maestria nella gestione del profilo e sulla creazione dei contenuti, super colorati e molto originali, tutti da condividere.

this is not a sushi bar

Il 42enne, attraverso un post su Instagram, ha affermato: “Cosa abbiamo fatto. Ce lo stiamo chiedendo ogni giorno.
Da una settimana siamo caduti in un luna park mediatico che neanche ci fosse stata la re-union dei Beatles (magari i Beatles no… ma gli ABBA sì).
Tv, radio, quotidiani e riviste hanno parlato di noi in italiano, francese, inglese, spagnolo, russo, cinese e perfino iracheno! Sapevamo che la nostra idea di accettare pagamenti in follower avrebbe fatto discutere, ma non in cosi tanti paesi del mondo.
C’è chi parla di genialità, chi presenta nuove frontiere di pagamento che fanno impallidire il Bitcoin… ma c’è anche chi ci erige portavoce del degrado sociale e chi è pronto a scatenare un’interrogazione parlamentare.
Noi viviamo questo momento con il sorriso di un bambino alle porte di Disneyland.
Certo, ci rende orgogliosi e più sicuri, ma ci ricorda anche di tenere ben saldi i piedi per terra. Perché tutto questo non nasce da noi.
[…] Se si parla così tanto di noi, lo dobbiamo a un incredibile incrocio di stimoli diversi.
E il merito non è solo nostro, ma di tutti voi. Per questo oggi vi diciamo GRAZIE.
Senza la vostra partecipazione, saremmo rimasti fermi a quel piccolo locale nascosto di via Nino Bixio. Con pochi scontrini in mano e solo un sogno nella testa”.

Il menù

Dagli accostamenti più semplici, a quelli gourmet, l’ampio menù e le pietanze, che il locale propone, si classificano tra le più amate della città meneghina, tant’è che la catena possiede altri cinque ristoranti nella zona, molto alla moda e frequentati assiduamente da celebrità, come Diletta Leotta, che è diventata una cliente di fiducia.

Uramaki, sushi, temaki, chirashi, sashimi, hosomaki, futomaki, gunkan, ma non mancano le tartar e le insalate e un’ottima scelta di birre tipiche.

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