La morte di Carlo Petrini, noto a molti come Carlin, chiude una stagione di impegno che ha fatto del cibo un terreno di dibattito pubblico e di azione collettiva. Nato a Bra e rimasto legato al suo territorio, Petrini ha costruito un movimento che ha spostato l’attenzione dal solo piacere della tavola alla relazione tra produzione, ambiente e comunità.
Questo articolo ricostruisce i passaggi fondamentali della sua traiettoria, i progetti che ha promosso e il senso della sua eredità.
Più che un commentatore gastronomico, Petrini si è imposto come un animatore culturale capace di tradurre una critica alla modernità del cibo in istituzioni, manifestazioni e reti internazionali. La sua idea di base era semplice ma ambiziosa: il mangiare è politica, economia e memoria. Lo sguardo che ha proposto ha coinvolto contadini, cuochi, giovani e studiosi, creando strumenti concreti per mettere in relazione conoscenze locali e questioni globali.
Un’idea che ha cambiato il modo di guardare al cibo
Negli anni Ottanta Petrini avviò esperienze che avrebbero gettato le fondamenta del movimento: da Arcigola fino alla formalizzazione del Manifesto di Slow Food. Con l’appello originario del 1989 e l’affermazione del principio «buono, pulito e giusto», si è delineata una sintesi che mette insieme qualità sensoriale, sostenibilità ambientale e dignità del lavoro. Per Petrini queste parole non erano slogan retorici ma strumenti per ripensare filiere, paesaggi e politiche agricole in chiave inclusiva.
Dalla protesta alla rete globale
Quel nucleo di idee ha assunto forma organizzativa: Slow Food è diventata una rete presente in oltre cento sessanta Paesi, mentre iniziative come Terra Madre hanno riunito piccoli produttori, custodi di sementi, artigiani e cuochi attorno a pratiche condivise. Attraverso eventi come il Salone del Gusto e Cheese si è creato uno spazio di incontro diretto tra chi produce e chi consuma, promuovendo un dialogo che mira a valorizzare la biodiversità e le economie locali.
I progetti che hanno istituzionalizzato un approccio
Uno degli sviluppi più duraturi del suo lavoro è stata la fondazione dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo nel 2004. L’ateneo è stato pensato per dare forma accademica a un campo interdisciplinare, mettendo insieme storia, economia, ecologia e cultura alimentare. Grazie a questa scelta, migliaia di studenti da ogni parte del mondo hanno potuto formarsi come gastronomi dotati di competenze che vanno oltre la tecnica culinaria, fino alla lettura critica delle filiere.
Riconoscimenti e alleanze
La visibilità internazionale delle sue battaglie gli ha valso riconoscimenti importanti, come il premio Campione della Terra del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente nel 2013. Negli anni successivi il suo impegno si è anche intrecciato con percorsi di carattere etico e religioso: la collaborazione per la nascita delle Comunità Laudato si’ ha portato il tema dell’ecologia integrale in dialogo con realtà diverse, dal mondo cattolico fino a gruppi laici impegnati nella tutela della casa comune.
Un lascito pratico e culturale
Più che di formule, l’eredità di Petrini è fatta di pratiche: recupero di varietà locali, sostegno a filiere corte, promozione di consumi consapevoli e formazione. La sua capacità è stata quella di trasformare idee in istituti, eventi e reti che oggi operano quotidianamente sul territorio. La celebre frase che amava ripetere, «chi semina utopia, raccoglie realtà», sintetizza la sua convinzione che sogni ambiziosi possano tradursi in cambiamenti concreti quando sono condivisi e perseguiti con metodo.
Carlo Petrini si è spento a Bra all’età di 76 anni. Il suo passaggio lascia strumenti vivi: associazioni, un’università, reti internazionali e una cultura che ha ridefinito il ruolo del cibo nella società. Più che commemorare un leader, il compito delle comunità che ha contribuito a costruire è continuare a mettere in pratica i principi di buono, pulito e giusto, traducendoli in scelte quotidiane e politiche pubbliche che mettano al centro la dignità del lavoro e la tutela della biodiversità.

