L’autunno segna l’inizio della grande tradizione della ricerca dei funghi nei boschi piemontesi. L’entusiasmo di riempire il cestino, però, deve andare accompagnato da una dose importante di prudenza: molte specie sono tossiche e anche quelle commestibili possono provocare problemi se gestite in modo sbagliato.
La regola d’oro è chiara: non si deve mai consumare un fungo se non se ne è assolutamente certi della commestibilità. In caso di dubbio, è possibile ricorrere gratuitamente agli ispettorati micologici delle Aziende Sanitarie Locali, dove esperti verificano l’identificazione prima che il prodotto arrivi in tavola.
Situazione in Piemonte nel 2025: dati e tendenze
Il Sistema Integrato di Sorveglianza delle Malattie Trasmesse da Alimenti della Regione Piemonte ha registrato 22 segnalazioni di possibili intossicazioni da funghi nell’anno 2025, coinvolgendo 30 persone – 24 adulti e 6 bambini – tutte rimandate ai pronto soccorso, senza decessi. Il numero è notevolmente inferiore rispetto al 2024, quando erano 58 i soggetti coinvolti. In tutti i casi i funghi erano stati raccolti privatamente e consumati a casa.
Tipologie di episodi e cause
Le segnalazioni non riguardano solo specie velenose: anche i funghi considerati commestibili possono provocare disturbi gastrointestinali per quantità eccessive, intolleranze individuali o scarsa conservazione. Alcune varietà, ad esempio le Armillaria (i cosiddetti chiodini), sono sicure solo dopo una precotta di almeno 15-20 minuti con scarto dell’acqua di bollitura.
Come ridurre i rischi: indicazioni operative
Per minimizzare il pericolo è consigliabile seguire una serie di accorgimenti pratici. Raccogliete solo funghi interi, giovani e privi di danni, conservando il cappello, il gambo e la base per consentire una corretta identificazione. Utilizzate cestini rigidi e traspiranti – preferibilmente in fibre naturali intrecciate – evitando sacchetti di plastica che favoriscono l’umidità.
Non fatevi ingannare da credenze popolari: il colore, la presenza di animali che hanno rosicchiato il fungo o il profumo non sono indicativi di commestibilità. Tenetevi lontani da aree potenzialmente contaminate, come zone vicine a strade trafficate, discariche o impianti industriali. Dopo la raccolta, conservate i funghi in frigorifero e consumateli entro due giorni, assicurandovi a cuocerli bene.
Limitate le porzioni, soprattutto per bambini, donne in gravidanza o soggetti con patologie debilitanti. Per le specie del genere Armillaria, una pre-bollitura prolungata e lo scarto dell’acqua sono indispensabili prima di procedere con la ricetta finale.
Segnali di avvelenamento e risposta tempestiva
I sintomi possono variare in base alla tossina ingerita: nausea, vomito, crampi addominali, diarrea, sudorazione e senso di malessere sono i più comuni. Alcune intossicazioni, come quelle da amatossine, possono manifestarsi solo dopo diverse ore e causare danni epatici o renali, anche se i primi segni sembrano lievi.
Di fronte a sintomi sospetti, è fondamentale recarsi immediatamente al Pronto Soccorso o contattare il Centro Antiveleni. Portare con sé eventuali residui di funghi, crudi o cotti, aiuta i micologi e i medici a identificare la specie responsabile e a impostare il trattamento più adeguato.
Il ruolo degli ispettorati micologici
Nel 2025 gli Ispettorati micologici delle ASL hanno ricevuto 1.417 accessi: 926 per consulenze ai raccoglitori, 491 per certificazioni di vendita e 1.634 determinazioni di specie fungine. Oltre al controllo gratuito per i privati, gli esperti assistono gli ospedali nei casi di sospetta intossicazione, fornendo identificazioni precise e suggerendo percorsi terapeutici.
Rivolgersi a questi sportelli è il modo più sicuro per garantire che il proprio bottino non nasconda pericoli. Le strutture sono distribuite sul territorio regionale; le informazioni su orari e sedi sono disponibili sul sito della Regione Piemonte.

