Quando il mare incontra la tavola, a Taranto il racconto si fa doppio: il fascino della Città dei due mari e una cucina che parla la lingua del pescato, dei profumi iodati e della tradizione. Il passaggio di Alessandro Borghese 4 Ristoranti tra il castello Aragonese e i resti del Tempio Dorico diventa il pretesto per indagare un patrimonio gastronomico dove contano tanto la mano dello chef quanto l’assoluta qualità della materia prima.
In questo scenario, la sfida tra quattro locali mette a fuoco un equilibrio delicato: rispettare i cardini della tradizione tarantina — zuppa alla tarantina, polpo alla pignatarisotto con il pescatocozze inconfondibili — e al tempo stesso osare con tocchi contemporanei. Un equilibrio che il programma trasforma in competizione, con un piatto-simbolo a fare da cartina di tornasole: i tubetti con le cozze.
La tappa a Taranto: tra luoghi simbolo e regole della gara
Telecamere puntate su Taranto Vecchia dove il van di Alessandro Borghese approda davanti alle icone cittadine. La formula è quella consolidata: i ristoratori invitano gli avversari e lo chef nel proprio locale; si parte con l’ispezione della cucina per verificare puliziaorganizzazione e standard proseguendo a tavola tra servizioaccoglienza e assaggi. I voti, da 0 a 10, premiano locationmenùservizioconto e uno special tematico che, in questa puntata, valorizza un grande classico locale.
Il dominio del pesce è più di un tema: è identità. Qui la cucina vive del ritmo dei mercati, della freschezza del giorno e dell’abilità nel non coprire il sapore del mare. Per questo l’attenzione cade su dettagli tecnici — tempi di cottura, gestione dell’umami marino, uso dell’acqua delle cozze — che distinguono una preparazione corretta da una memorabile. A fare da ponte tra tradizione e innovazione è proprio il formato di pasta scelto: corto, capace di trattenere sugo e molluschi in un sol boccone.
I tubetti con le cozze: tecnica, territorio, memoria
La ricetta dei tubetti con le cozze nasce dall’incontro tra una pasta corta tipica e la cozza tarantina coltivata nel Mar Piccolo bacino ricco di nutrienti alimentato da sorgenti di acqua dolce. Questo ambiente regala ai molluschi una nota dolce e fragrante che li rende unici. La preparazione tradizionale parte da cozze ben pulite, aperte a calore coperto per raccogliere il loro prezioso liquido: filtrato, diventa l’asse aromatico del condimento.
In padella, olio extravergine aglio e, a piacere, un soffio di peperoncino; poi pomodori freschi o pelati a creare la base. Una quota dell’acqua delle cozze riversata nel sugo concentra sapidità e profumo. I tubetti scolati al dente, vengono saltati nel condimento insieme alle cozze sgusciate, mantecando fino a una cremosità naturale che non ha bisogno di forzature. Chiusura con prezzemolo e una macinata di pepe: un boccone che restituisce, insieme, mare e semplicità.
I quattro ristoranti in gara e lo stile di ciascuno
Quattro anime della ristorazione tarantina si confrontano in una sfida serrata. Tagii Restaurant di Antonio, a ridosso del centro storico e affacciato sul mare, punta su una sobrietà elegante pavimenti chiari, mise en place essenziale e due vetrine di pesce fresco a vista, a rimarcare l’attenzione per stagionalità e prodotto locale. La cucina è totalmente di mare, legata ai sapori di casa ma senza eccessi di nostalgia.
In Rada Restaurant di Emanuele, con sala panoramica sul Mar Piccolo alterna pareti bianche e travi a vista in legno, giocando un’estetica total white che amplifica la luce. La proposta è tarantina ma esperienziale ogni piatto di pesce è calibrato con un ingrediente profumato — erbe, agrumi, spezie dosate — a valorizzare freschezza e originalità, senza allontanarsi dal riferimento territoriale.
Nel cuore della Città Vecchia, La Paranza di Angelo — che si aggiudica la puntata — abbina raffinatezza e calore: tovaglie bianche, pareti vestite di piatti decorativi, luci misurate e dehors fronte mare. La cucina dialoga con la tradizione tarantina ma resta aperta a letture contemporanee, preservando la centralità della materia prima. Il risultato è un’interpretazione che racconta il territorio con equilibrio tra classico e moderno.
Gente di Mare il ristorante di Palma e famiglia, si affaccia sul ponte di pietra che unisce l’isolotto alla Città Nuova. Qui l’atmosfera è di semplicità curata con una cucina che conserva il filo delle ricette di casa e delle eredità materne. I piatti parlano di Taranto con immediatezza, tra sapori riconoscibili e una fedeltà sincera ai prodotti del territorio. Quattro approcci diversi, una sola costante: far emergere la voce del mare senza travestimenti.
Un viaggio lungo la penisola: tappe passate e prossime mete
La tappa tarantina è parte dell’undicesimo percorso gastronomico del programma, che ha già incrociato realtà differenti: Colli piacentiniChioggiaCefalù il Maceratese il litorale romano l’EtnaPisa e il Gran Sasso. Ogni sosta compone un mosaico di storie, tecniche e prodotti, mettendo in luce come la ristorazione locale riesca a custodire tradizioni e, al contempo, a rinnovarle con sensibilità contemporanea.
Il cammino prosegue verso la provincia di ModenaReggio Calabria e Torino con l’obiettivo di continuare a raccontare territori attraverso la lente del piatto. Al centro restano la narrazione del gusto e la solidità di una regola non scritta: senza materia prima eccellente e tecnica rispettosa, non c’è racconto che tenga. Taranto lo conferma con i suoi tubetti pieni di mare, un gesto semplice che vale come manifesto.
