Negli ultimi cinque anni lo stradone che porta il nome di Sant’Agostino ha vissuto una trasformazione sorprendente. Da zona quasi deserta a seguito dei danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, il quartiere è tornato a pulsare grazie a nuove iniziative commerciali, all’espansione della facoltà di architettura e a progetti culturali di lungo periodo.
Il cambiamento non è avvenuto per caso: la decisione di aprire la facoltà negli ex spazi del monastero di San Silvestro e del palazzo del Vescovo negli anni ’90 ha innescato un effetto domino di riqualificazione. Il museo di Sant’Agostino rinnovato negli anni ’80 dagli architetti Franco Albini e Franca Helg, e il teatro della Tosse trasferitosi nella piazza Renato Negri nel 1989, hanno rafforzato il ruolo culturale della zona.
Rinascita urbana: dai laboratori accademici ai nuovi locali
Il famoso “u stradun”, la via più larga e dritta del centro genovese costruita nel 1670 per collegare Piazza Sarzano al Palazzo Ducale, è oggi il palcoscenico di diversi esercizi gastronomici. Tra i più recenti, La Forchetta Curiosa ha cambiato gestione nel gennaio 2025, passando dalle mani di Roberto Gillo a quelle del giovane chef Riccardo Coccoletti, già al timone del 23. Coccoletti ha mantenuto gli orari, il personale e l’atmosfera tipica di una vecchia osteria genovese, sottolineando l’importanza del collettivo di quartiere.
Contiguo, il Caffè Retrò ha subito lo stesso passaggio di proprietà: dal 1998 gestito da Nicola e Flavia, ora è sotto la direzione di Coccoletti, che ha scelto di non alterare l’identità del locale. L’apertura, avvenuta il 21 settembre, ha rappresentato una dichiarazione di continuità sociale, con i negozianti del vicinato che hanno salutato il nuovo gestore.
Un altro punto di riferimento è Officina Sant’Agostino gestita da Ivan Criniti. Nato come street-food a poche spese dietro Palazzo San Giorgio, il locale propone panini su pane “tartaruga” del forno San Luca, primi e secondi da asporto e una selezione di birre artigianali. Il servizio è attivo solo a pranzo, con l’ambizione di organizzare serate a tema quando la domanda lo giustifichi. La vicinanza a Piazza Sarzano, la fermata della metropolitana e il museo ha favorito una clientela variegata, composta da studenti, turisti e residenti.
Infine, La Cava ha sostituito i precedenti DueA e FeelLove nell’aprile 2026, grazie a Pietro e tre soci. Dopo una breve esperienza come barman, Pietro ha colto l’opportunità di rilevare il locale, rinnovandone arredi e format. L’attuale offerta punta su un’atmosfera più moderna, pur mantenendo il legame con la tradizione del quartiere.
Criminalità e richieste di intervento: il caso del Caffè Giulia
Il 13 settembre, poco dopo l’apertura mattutina del Caffè Giulia, una rapina violenta ha scosso la tranquillità dei commercianti. Un giovane straniero, secondo il proprietario Pierluigi Lorenzini, è entrato nel locale, ha assalito il cassiere con un martello, distrutto le vetrine e sottratto circa 500 euro in contanti e sigarette. Durante la colluttazione Lorenzini ha riportato ferite alle mani e alle braccia, evidenziando la brutalità dell’attacco.
Carlo Pancani, presidente dell’associazione Sant’Agostino Imprese e del comitato dei residenti, ha risposto con un appello urgente. Pancani chiede l’installazione immediata di un sistema di videosorveglianza e un presidio costante delle forze dell’ordine nella zona industriale-commerciale, definendo l’episodio una “violenza inaudita” che ha superato ogni limite di guardia. Le telecamere secondo il presidente, servirebbero sia da deterrente che da strumento probatorio per le indagini.
Le richieste di Pancani non sono nuove: da anni il comitato denuncia degrado urbano, rifiuti abbandonati, parcheggi selvaggi e prostituzione diurna. Tuttavia, la rapina al Caffè Giulia ha catalizzato l’esigenza di un intervento coordinato tra Comune e Polizia. L’associazione ha già sollecitato la precedente amministrazione e intende incontrare la giunta attuale per definire un piano d’azione urgente.
Nel frattempo, i proprietari dei nuovi locali stanno cercando di mantenere la loro offerta senza sacrificare la sicurezza. Coccoletti, ad esempio, ha rafforzato i protocolli di chiusura e ha collaborato con i vicini per monitorare la zona, mentre Criniti di Officina Sant’Agostino sta valutando l’adozione di sistemi di allarme e la partecipazione a iniziative di vicinato solidale.
