La famiglia Santini ha annunciato la scomparsa di Nadia Santini, avvenuta il 2 novembre all’età di 73 anni. Il cordoglio investe la comunità gastronomica nazionale: Nadia era il volto storico del ristorante Dal Pescatore Santini a Runate, frazione di Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Nel messaggio diffuso dalla famiglia si legge testualmente: «Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo. Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla Sensibilità, all’Empatia e all’Amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all’etica del lavoro e alla semplicità. Grazie Nadia, Grazie Mamma». Questo annuncio pone al centro non solo il lutto, ma i valori che hanno guidato la sua carriera.
Per oltre quattro decenni il nome di Nadia è stato associato a una cucina di territorio che ha saputo dialogare con l’alta ristorazione internazionale senza perdere radici familiari. La sua storia professionale è intrecciata con quella del locale fondato originariamente come Vino e Pesce, attività che la famiglia aveva avviato nel secolo scorso sulle rive dell’Oglio. Con il marito Antonio Santini e con le generazioni successive la casa di famiglia è diventata simbolo di ospitalità e rigore gastronomico.
Il percorso che portò il Dal Pescatore alle Tre Stelle Michelin
La carriera di Nadia al Dal Pescatore è segnata da tappe fondamentali: nel 1996 il ristorante ottenne le Tre Stelle Michelin, un traguardo che la rese la prima chef donna italiana a conquistare questo riconoscimento. Quel risultato non fu un episodio isolato: la guida rossa riconfermò per anni l’eccellenza del locale, testimoniando una continuità qualitativa rara. Accanto a questi riconoscimenti, la figura di Nadia è stata celebrata anche da premi internazionali e da attribuzioni che ne hanno definito il ruolo di riferimento e di guida nella trasmissione del mestiere.
Una famiglia al centro del progetto gastronomico
La storia del Dal Pescatore è una storia di famiglia. Le radici partono dall’osteria avviata da Antonio Santini e dalla moglie Teresa Mazzi, poi evolutasi nel corso degli anni. In cucina Nadia ha ricevuto insegnamenti dalla suocera Bruna Rubes Santini e ha lavorato al fianco del marito, costruendo un percorso in cui la cura del servizio e la qualità delle materie prime erano pari alla creatività. Oggi i figli sono parte integrante della gestione: Giovanni è alla guida della cucina mentre Alberto cura la sala e la cantina, proseguendo un’eredità che unisce tradizione e aggiornamento.
I piatti, la materia e la cura del territorio
La cucina di Nadia è sempre stata ancorata alla Pianura Padana e alle risorse locali: i piatti simbolo del locale — tra cui i celebri tortelli di zucca al burro e Parmigiano Reggiano e gli agnoli in brodo di gallina — incarnano un equilibrio tra memoria e tecnica. La filosofia del ristorante privilegia la stagionalità e la qualità delle materie prime; per questo molti ingredienti provengono da Cascina Runate, l’azienda agricola di famiglia acquisita nel 2020, che rifornisce il locale di erbe, ortaggi, uova e carni allevate al pascolo.
L’ospite del Dal Pescatore trovava un’esperienza pensata in ogni dettaglio: dalla selezione della cantina alle presentazioni in sala, dove l’accoglienza è parte integrante del pasto. Sul fronte dei dolci, specialità come la torta di amaretti con caffè, panna e zabaione erano un esempio del legame tra semplicità e raffinatezza che ha caratterizzato il servizio. Anche la cantina, orchestrata in parte da Alberto, ha contribuito a rendere il ristorante un riferimento grazie a scelte ricercate sia nazionali sia internazionali.
Un luogo di incontro per più generazioni
Nel corso degli anni il ristorante ha accolto un pubblico eterogeneo: artisti, chef, professionisti, appassionati e avventori locali. Il Dal Pescatore ha mantenuto una reputazione costruita sulla coerenza: il Menu del Pescatore raccoglie i piatti storici che hanno segnato l’identità del locale, mentre il menu stagionale permette aggiornamenti misurati e rispettosi della tradizione. Questa attenzione ha garantito al ristorante un posto di rilievo nella storia gastronomica italiana.
La redazione del Gambero Rosso ha manifestato il proprio abbraccio alla famiglia Santini. Il cordoglio coinvolge colleghi e appassionati che riconoscono in Nadia una figura che ha saputo coniugare rigore morale, etica del lavoro e semplicità, così come indicato nel messaggio familiare.
Con la scomparsa di Nadia Santini si chiude una pagina significativa per la cucina italiana: resta però l’eredità di una visione che ha trasformato la cucina di casa in alta ristorazione, mantenendo al centro la cura per gli ospiti, la qualità delle materie prime e il legame con il territorio di Canneto sull’Oglio.

