Nel silenzio della notte tra domenica e lunedì, Nadia Santini ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, circondata dai figli e dal marito. La notizia della sua scomparsa, avvenuta a Canneto sull’Oglio, ha subito avvolto il mondo della gastronomia di un profondo cordoglio. Una malattia combattuta per più di dodici anni ha messo fine al cammino di una donna che ha segnato la storia della ristorazione italiana.
Nata Nadia Cavaliere il 19 luglio 1954 a San Pietro Mussolino, nel Vicentino, ha intrapreso la sua avventura culinaria non per vocazione accademica, ma per amore di Antonio, il futuro marito. Senza passare per scuole professionali né stage, ha appreso i segreti dei fornelli accanto a Bruna, la suocera, costruendo una cucina personale che avrebbe poi definito umanistica.
Dal Pescatore: dal locale di campagna al tempio della cucina stellata
Nel 1975 il giovane coppia ha trasformato la semplice trattoria di famiglia in Dal Pescatore, un ristorante che, partendo da una cucina di provincia, ha conquistato la scena internazionale. Il primo riconoscimento è arrivato nel 1982 con la prima stella Michelin, seguito da una seconda nel 1988. Il culmine è stato raggiunto nel 1996, quando il ristorante ha ottenuto la terza stella, diventando la prima donna italiana a collezionare questo tricolore.
Lunga permanenza al vertice della Guida Michelin
Da allora Dal Pescatore non ha mai più perso le tre stelle, detenendole ininterrottamente per più di due decenni, il record più lungo in Italia. Questo risultato ha conferito al locale una stabilità rara nel panorama della haute cuisine, attirando gastronomi da ogni continente e consolidando la reputazione del Mantovano come capitale del gusto.
Una filosofia di amore e umanesimo a tavola
La chef ha sempre sostenuto che la cucina è un linguaggio d’amore universale. I suoi piatti, dal tortello di zucca al brodo dedicato a una cliente febbricitante, sono stati concepiti come gesti di accoglienza e cura. Il rispetto per le materie prime, la ricerca della semplicità e la valorizzazione delle tradizioni locali hanno caratterizzato ogni proposta, facendo di ogni portata un’esperienza emotiva.
La gestione familiare: Antonio, Giovanni e Alberto
Al fianco di Nadia, Antonio Santini ha condiviso la direzione del locale, creando una vera impresa familiare. Dopo la sua scomparsa, i figli hanno assunto le redini: Giovanni Santini conduce la cucina, mantenendo viva la visione della madre, mentre Alberto Santini dirige la sala, curando l’ospitalità con la stessa dedizione che ha contraddistinto Nadia.
Il funerale si è svolto mercoledì alle 14.30 nella chiesa di Canneto sull’Oglio, con la partecipazione di parenti, amici e personalità del mondo gastronomico. L’assessore regionale Alessandro Beduschi ha ricordato una figura capace di tradurre i prodotti del territorio in un linguaggio che ha conquistato il mondo, mentre lo chef Eugenio Boer ha sottolineato l’impronta umana lasciata da Nadia, al di là dei successi professionali.

