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2 Novembre 2026

Nadia Santini, la prima chef italiana con tre stelle Michelin

Nadia Santini si è spenta a 72 anni: pioniera della cucina italiana, prima donna italiana con tre stelle Michelin, custode di una tradizione familiare trasformata in eccellenza.

Nadia Santini, la prima chef italiana con tre stelle Michelin

La notizia della scomparsa di Nadia Santini ha segnato il mondo della gastronomia: la chef del Dal Pescatore, ristorante di Runate (frazione di Canneto sull’Oglio, provincia di Mantova), è morta nella notte del 2 novembre 2026 all’età di 72 anni, circondata dalla famiglia. La figura di Santini resta legata a una storia familiare e professionale che ha fatto della semplicità e della memoria contadina un laboratorio di alta cucina.

Nata a San Pietro Mussolino il 19 luglio 1954 con il cognome da nubile Cavaliere, Nadia iniziò a cucinare in ambito domestico e familiare, affiancando la suocera Bruna. La sua formazione non seguì il percorso canonico delle scuole professionali: fu un apprendistato sul campo, basato su osservazione, pratica e passione, che la rese celebre per piatti come i tortelli di zucca e gli agnoli in brodo.

La carriera e i riconoscimenti raggiunti

La trasformazione della trattoria di famiglia in un ristorante di livello internazionale è un percorso segnato da tappe precise: la prima stella Michelin arrivò nel 1982, la seconda nel 1988 e la terza nel 1996, quando Nadia divenne la prima donna italiana a ottenere il massimo riconoscimento della Guida Rossa. Da allora il locale ha conservato le tre stelle, diventando la realtà tristellata più longeva d’Italia.

Premi internazionali e ruolo di guida

Oltre alle stelle Michelin, Santini fu riconosciuta a livello internazionale: nel 2013 ricevette il premio Veuve Clicquot World’s Best Female Chef nell’ambito dei The World’s 50 Best Restaurants. In anni successivi la sua esperienza venne valorizzata anche con il titolo di Chef Mentor attribuito dalla Guida Michelin, riconoscendo il ruolo di tramandatrice di saperi e di esempio per le nuove generazioni di chef.

Il ristorante e la dimensione familiare

Il Dal Pescatore è sempre stato un progetto condiviso: Nadia in cucina e il marito Antonio Santini in sala hanno guidato la trasformazione del locale fondato nel 1925, mantenendo uno stretto radicamento nella materia prima e nella stagionalità. Nel tempo il testimone operativo è stato affiancato dai figli: Giovanni (nato nel 1976) è oggi alla guida della cucina, mentre Alberto (nato nel 1983) coordina la sala. Per la famiglia Santini la continuità non è stata scontata, ma perseguita attraverso l’esempio e la trasmissione pratica delle ricette e dei gesti.

La cucina di Nadia è stata spesso descritta come umanistica: un approccio che unisce memoria, cura e rispetto delle materie prime, capace di trasformare ricette contadine in piatti capaci di emozionare. I suoi piatti, come il risotto, i tortelli di zucca e le preparazioni a base di pesce d’acqua dolce, sono espressione di quella filosofia che mette al centro il sentimento e l’attenzione al commensale.

Aneddoti che raccontano il suo approccio

Nadia amava le storie che nascevano attorno al tavolo: raccontava, ad esempio, di ospiti con molte intolleranze che avevano trovato nel ristorante la disponibilità di adattare il menù, o di momenti di cura come il brodo preparato per la moglie di un cliente febbricitante, che poi tornò per anni. Questi episodi incarnano il concetto di cucina come linguaggio d’amore che Santini ha sempre sostenuto.

Lascia un’eredità professionale e umana

La scomparsa lascia un vuoto professionale e umano: la famiglia ha ricordato Nadia con parole di gratitudine per il rigore morale, l’etica del lavoro e la semplicità che ha trasmesso ai figli e a chi ha lavorato con lei. Il percorso di Santini rimane un esempio di come la tradizione locale, l’attenzione alla materia prima e la cura della relazione con l’ospite possano tradursi in eccellenza riconosciuta a livello mondiale.

Il nome di Nadia Santini è oggi legato non solo ai riconoscimenti e alle stelle, ma anche a un modello di cucina che privilegia l’umanità, la memoria e la trasmissione di saperi. Il Dal Pescatore e la famiglia Santini continuano a rappresentare un pezzo fondamentale della storia gastronomica italiana.