Nel tardo pomeriggio del 5 novembre, intorno alle ore 22, una forte colonna di fumo è comparsa sopra l’area industriale di via Frassina a Carrara, avvolgendo in pochi minuti il capannone dell’azienda alimentare Ricette Mediterranee. La notizia è arrivata ai proprietari, Carlo e Andrea Zoppi, mentre si trovavano a casa a Massa; loro hanno subito preso l’auto e, in circa dieci minuti, hanno raggiunto il sito dell’incendio.
Il rogo e l’intervento dei Vigili del Fuoco
All’arrivo, il padre ha constatato la presenza di fiamme alte circa venti metri, con il tetto già in parte consumato. I vigili del fuoco di Carrara, affiancati da squadre provenienti da Massa, Sarzana, Lucca, Pistoia e La Spezia, hanno lanciato un massiccio dispiegamento di autoscala, autobotti e mezzi da cantiere. I carabinieri hanno sorretto il perimetro per garantire la sicurezza della zona, dove operano anche altre imprese del polo industriale.
Gestione dell’emergenza
Le operazioni di spegnimento hanno richiesto diverse ore; l’acqua è stata diretta con precisione verso l’interno del capannone per impedire l’estensione del fuoco alle strutture limitrofe, in particolare a un’azienda di trasporti eccezionali che condivideva il complesso. Non si è registrato alcun ferito, ma la colonna di fumo è rimasta visibile a chilometri di distanza, segno della gravità dell’incendio.
Danni materiali e stato dell’impianto
Il giorno successivo, con un cielo coperto ma asciutto, la scena era quella di un cumulo di detriti. Oltre il cinquanta per cento del tetto è crollato, lasciando l’intera struttura in parte alla mercé degli agenti atmosferici. Solo qualche trave d’acciaio è rimasta in piedi, ma anche quella mostra segni di cedimento imminente. Il sottotetto, usato come locale di servizio, è stato completamente distrutto; il piano di produzione, di circa 350 m², non è più più operabile.
Il fuoco ha trovato un facile veicolo di propagazione nei sacchi di plastica, nei cartoni degli imballaggi e nei residui di olio, mentre la quantità di prodotto finito era limitata perché la merce doveva essere ricevuta proprio quel giorno. Le indagini preliminari dei Vigili del Fuoco hanno escluso che le fiamme siano nate dal basso; la teoria più accreditata è un’origine dall’alto, possibilmente collegata all’impianto fotovoltaico recentemente installato sul tetto.
Le ipotesi sull’origine e le dichiarazioni dei titolari
Carlo Zoppi, fondatore, ha dichiarato che tutta la giornata lavorativa è terminata alle 16, con tutti i controlli completati e una autocertificazione in corso, tranne un piccolo problema di acqua calda nella doccia del dipendente. «Non capiamo cosa possa aver scatenato un incendio così violento», ha commentato il figlio Andrea, aggiungendo che l’area di servizio al soppalco era inzuppata d’acqua, ma gli uffici e la mensa non mostrano segni di danneggiamento.
Il socio fondatore Pietro Chioni, 60 anni, ha espresso il dolore di aver perso “circa 35 anni di lavoro, investimenti e sogni”. Ha ricordato che l’azienda aveva già superato in passato una grave alluvione, ma ora sembra dover ricominciare da capo. Al momento non sono state individuate responsabilità; le cause dell’incendio rimangono oggetto di indagine.
Prospettive future
Le autorità stanno valutando la fattibilità di un intervento di bonifica e la possibile ricostruzione del capannone. Per ora, la priorità è mettere in sicurezza l’area, evitare ulteriori rischi di crollo e avviare le indagini tecniche per capire con certezza l’origine del rogo. Nel frattempo, le aziende confinanti hanno protetto i propri mezzi e attrezzature, temendo una rapida propagazione del fuoco.
