Il festival enogastronomico che unisce montagna e cucina d’autore si è svolto in tre giornate distinte, proponendo formati diversi per raccontare il territorio attraverso ingredienti e tecniche. Tra cene intime, un percorso itinerante nel centro di San Candido e cucine allestite in quota sul Monte Elmo, l’evento ha messo a confronto chef italiani e internazionali, produttori locali e piatti che oscillano tra tradizione e sperimentazione.
La manifestazione ha alternato esperienze sensoriali e riflessioni sulla materia prima: la montagna non è stata solo scenario ma protagonista, con prodotti come formaggi di pecora, selvaggina, ortaggi e conservati che hanno guidato il racconto culinario. In questo articolo si riassumono i tre momenti principali che hanno caratterizzato la kermesse.
Jora Mountain Dining: cena a più mani e il racconto del formaggio
La prima serata si è svolta con una cena esclusiva, riservata a un numero limitato di ospiti, concepita come una sequenza di portate firmate da più chef. Sul menù hanno trovato spazio proposte come le verdure autunnali con tartufo, uno spaghetto al limone con caviale, plin con castagne fermentate e un piatto di cervo con barbabietola dry-aged. La chiusura salata e alcuni dessert hanno completato il percorso gustativo, mostrando una cifra stilistica che alterna memoria territoriale e tecniche moderne.
Il caso del formaggio di pecora
Uno dei momenti cardine della serata è stata la presentazione di un formaggio di pecora prodotto in Svizzera, portato in tavola come esempio di produzione artigianale legata ai cicli naturali e alla qualità del latte. La spiegazione del produttore, che separa le produzioni e non standardizza il formaggio per ottenere sempre lo stesso risultato, ha stimolato una riflessione ampia: per alcuni chef la materia prima non è solo ingrediente, ma anche un racconto di territorio e di stagionalità.
Gourmet Walk a San Candido: itinerario di sapori e incontri
Il secondo giorno la manifestazione si è trasformata in un percorso gastronomico nel centro di San Candido, organizzato in cinque tappe con undici chef coinvolti. Ogni stazione ha proposto due o tre preparazioni abbinate a bevande selezionate, creando un itinerario che somma esperienze differenti invece di puntare su un unico menu rappresentativo del luogo.
Esempi di tappe e piatti
Allo stand di partenza sono stati serviti assaggi come la zuppa di patate alla trigonella e cannoli ripieni di tartare e formaggio fresco. Al Bistro Senfter il percorso ha virato su preparazioni strutturate come il maialino ripieno di spugnole con purè di sedano rapa, mentre al Miramonti l’accostamento di risotto al tartufo nero autunnale e formaggio caprino ha avvicinato sapori alpini e influenze marine. In altre fermate si sono viste proposte internazionali, tra brodi orientali con polpo e tajine di agnello con polenta, fino a una conclusione dolce affidata a una mini Sacher del maestro pasticcere presente.
La formula del Gourmet Walk funziona per accumulo: il paese diventa palco per cucine diverse che, insieme, offrono un quadro più ampio della gastronomia contemporanea applicata alla montagna.
Mountain Food Festival sul Monte Elmo: cucine in quota e dimostrazioni live
L’ultima giornata si è svolta in quota sul Monte Elmo, con postazioni di cucina allestite direttamente in montagna e chef che hanno lavorato davanti al pubblico. L’evento, organizzato nella fascia oraria di pranzo, ha unito dimostrazioni pratiche e degustazioni, con i produttori di vino a supporto delle proposte gastronomiche.
La cucina alpina è stata interpretata in molteplici chiavi: alcuni chef hanno privilegiato ricette legate a prodotti locali, altri hanno sperimentato abbinamenti che mettono in dialogo tecniche contemporanee e materie prime d’alta quota. Questa formula ha reso evidente il ruolo della montagna non solo come fonte di ingredienti, ma anche come contesto performativo in cui la cottura, il servizio e l’interazione con il pubblico diventano parte dell’esperienza.
Nel complesso, le tre giornate hanno mostrato come format diversi — dalla cena riservata al percorso cittadino fino alla manifestazione in quota — possano armonizzarsi per offrire una lettura multifaccettata della cucina montana. L’evento ha messo in luce la centralità della stagionalità, della filiera e del ruolo dei produttori, elementi che hanno alimentato sia il dialogo tra chef sia la partecipazione del pubblico.

