Negli ultimi anni la riscoperta delle tradizioni gastronomiche è diventata una vera e propria moda, e la Lombardia non è da meno. Tra i piatti più amati spiccano il risotto alla milanese con lo zafferano, il risotto alle ortiche, i panneroli di Lodi farciti con pannerone e ricotta, i ravioli alla zucca e la celebre cotoletta con l’osso.
Quest’ultimo, considerato il simbolo per eccellenza della gastronomia milanese, è pronto a fare il suo debutto su un palcoscenico internazionale.
Il progetto di valorizzazione si articola su due fronti: da una parte la trasmissione televisiva Food Network lancia la serie “Lombardia a tavola” dall’altra la Regione Lombardia approva una legge dedicata alla tutela dei prodotti tipici. Entrambe le iniziative puntano a rafforzare la identità culinaria della zona, a promuovere il turismo gastronomico e a sostenere l’intera filiera locale.
Lombardia a tavola su Food Network: tradizione in diretta
Il 6 ottobre il canale digitale 33 di Food Network ha iniziato a trasmettere “Lombardia a tavola” un programma condotto dallo chef e conduttore cinematografico Vittorio Vaccaro. Originario di Sicilia, Vaccaro ha fatto di Milano la sua casa e ora guida gli spettatori in un viaggio che attraversa le province lombarde, accompagnato dal governatore Attilio Fontana e da tre assessori regionali. Ogni puntata mette in luce non solo le ricette, ma anche i paesaggi, il patrimonio culturale e le realtà produttive del territorio.
Le tappe della trasmissione
La prima puntata è dedicata a Varese dove il sindaco-ex di dieci anni, Fontana introduce le specialità locali accompagnate da realtà come la Trattoria Maran l’azienda agricola Le Selve di Travedona Monate, Mazza Giacomo e l’Osteria Galli di Cantello, oltre al Punto Rosso Lazzaroni di Saronno. Seguiranno gli episodi su Pavia con la assessora Elena Lucchini poi Milano guidata dal consigliere Gianluca Comazzi e infine Brescia dove la figura di Debora Massari nota al pubblico per le apparizioni a MasterChef chiude il ciclo. In ogni tappa, i piatti “attovagliati” includono la cotoletta millegine, i panneroli, la torta agli amaretti di Mantova e altre prelibatezze tipiche.
La legge per la cucina tipica lombarda: un marchio per la tradizione
Nel frattempo, la commissione Attività Produttive della Regione ha approvato un disegno di legge finalizzato alla promozione della cucina tipica lombarda. Il provvedimento, firmato dal capogruppo della Lega Alessandro Corbetta e presentato dal presidente della commissione Marcello Ventura (FdI), istituirà il marchio regionale “Cucina Tipica Lombarda”.
Questo sigillo garantirà che i ristoranti che lo adottano offrano ricette tradizionali e utilizzino costantemente prodotti certificati come DOPIGPPAT e De.Co.
Struttura del nuovo marchio e iniziative collegate
Tra le novità, il progetto prevede la programmazione annuale del “Mese della cucina tipica lombarda” e la creazione del Forum della cucina lombarda un tavolo permanente aperto a istituzioni, professionisti, scuole alberghiere e associazioni. Il finanziamento iniziale comprende 100 000 euro per il lancio del forum e 500 000 euro annui per il biennio 2027-2028, destinati a sostenere attività di promozione, formazione e ricerca.
Prospettive di impatto su cultura e turismo gastronomico
La sinergia tra media nazionale e interventi legislativi dovrebbe generare un effetto moltiplicatore sulla filiera agroalimentare lombarda. La visibilità offerta da Food Network può attrarre spettatori internazionali, mentre il marchio “Cucina Tipica Lombarda” fornisce un riconoscimento tangibile che aiuta i ristoranti a distinguersi e a fidelizzare la clientela. Inoltre, la celebrazione del “Mese della cucina tipica” intende creare eventi locali che stimolino il turismo enogastronomico, valorizzando le eccellenze del territorio e contribuendo alla crescita economica delle province coinvolte.
Il risultato atteso è una Lombardia più visibile sulla scena culinaria mondiale, con una rete di produttori, chef e istituzioni più coesa. Se il progetto riuscirà a coniugare la tradizione con l’innovazione le ricette di una volta – dalla cotoletta all’osso al risotto alle ortiche – potranno diventare veri e propri ambasciatori culturali, capaci di raccontare la storia della regione a tavola e di promuovere un modello di sviluppo sostenibile basato sul patrimonio gastronomico.
