La capitale avvia un piano per aumentare la dotazione di defibrillatori semiautomatici esterni (Dae) sul territorio e per diffondere capacità pratiche di primo soccorso tra cittadini e operatori commerciali. L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale sotto il nome di Roma Defibrilla prevede una modifica del regolamento sulla somministrazione di alimenti e bevande che introduce l’obbligo di dotarsi di un Dae per le attività con superficie superiore a 250 metri quadrati. L’obiettivo operativo è portare il numero totale di dispositivi nella città da circa 2.000 a 4.000, coinvolgendo più di 1.800 esercizi pubblici esistenti e quelli futuri che supereranno la soglia di superficie indicata. Questa misura si inserisce in una strategia più ampia di prevenzione e intervento rapido di fronte agli arresti cardiaci extraospedalieri, dove il tempo è un fattore determinante per la sopravvivenza.
Obbligo nei locali ampi: numeri, tempistiche e impatto atteso
La proposta impone che bar, ristoranti e simili con aree di somministrazione superiori a 250 m² dispongano di un Dae entro un arco temporale stabilito dall’amministrazione, con l’intento di installare oltre 1.800 nuovi dispositivi nell’anno successivo all’approvazione. Lo schema normativo riguarda sia le attività esistenti che le nuove aperture che rientrano nella soglia di superficie, mentre per i locali sotto i 250 m² si stanno valutando misure di incentivazione ma non l’obbligo. Le autorità locali richiamano il dato delle crisi cardiache registrate annualmente nella città per motivare l’intervento: la presenza capillare di strumenti salva vita in luoghi di grande affluenza può ridurre i tempi di intervento e aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza. Inoltre, la normativa nazionale che esonera da responsabilità chi utilizza un Dae in buona fede viene richiamata per rassicurare i cittadini sull’uso dei dispositivi.
Coinvolgimento degli esercenti e accordi sindacali
Il provvedimento è stato discusso con le associazioni di categoria e prevede il coinvolgimento diretto dei commercianti come punti di presidio diffuso della sicurezza sanitaria. Oltre all’obbligo, il dialogo con le sigle di settore ha portato a garanzie di supporto logistico e informativo per l’installazione dei defibrillatori nei locali interessati. Gli esercenti che aderiranno diventeranno nodi della rete di cardioprotezione urbana: avere un Dae in sala non solo aumenta la sicurezza per clienti e personale, ma trasforma i locali in punti di primo intervento nei minuti cruciali successivi a un arresto cardiaco. Su questa base l’amministrazione propone anche agevolazioni pratiche per le prenotazioni dei corsi formativi attraverso piattaforme pubbliche e partner indicati dall’ente comunale.
Corsi gratuiti, soggetti coinvolti e monitoraggio scientifico
Parallelamente all’obbligo per i locali più grandi, il progetto comprende una campagna di formazione gratuita rivolta alla cittadinanza, con una quota di posti riservata al personale della ristorazione dotato di Dae. Le lezioni pratiche e teoriche saranno prenotabili su una piattaforma messa a disposizione dal soggetto indicato dal Comune per gestire calendari e sedi. Il coordinamento scientifico delle attività formative e del monitoraggio dell’efficacia del progetto sarà affidato al Dipartimento di scienze mediche e cardiovascolari di una università cittadina, che si occuperà di definire standard, valutare risultati e raccogliere dati sull’impatto dell’intervento.
Rete di partner sanitari e organizzazioni coinvolte
All’iniziativa hanno aderito diverse realtà del sistema di emergenza e del volontariato sanitario, tra cui il servizio di emergenza territoriale, strutture ospedaliere specializzate e associazioni che si occupano di rianimazione e rete di emergenze. Questo partenariato garantirà supporto formativo, supervisione tecnica e la possibilità di integrare i Dae in una rete utile a ottimizzare i tempi di risposta in caso di emergenza. Il ruolo delle istituzioni sanitarie e delle organizzazioni civiche è presentato come fondamentale per la buona riuscita della campagna, sia in fase di avvio che nel seguito operativo e nel monitoraggio della diffusione e dell’uso corretto dei dispositivi.
Con Roma Defibrilla il Comune intende costruire una città più preparata: combinare la presenza fisica dei defibrillatori con la diffusione delle competenze di base sui metodi di rianimazione cardiopolmonare rappresenta la strategia scelta per ridurre le morti evitabili per arresto cardiaco. L’adozione della norma e la partecipazione degli esercenti e della comunità sanitaria definiscono un modello replicabile per altre realtà urbane che vogliano potenziare la propria capacità di risposta alle emergenze cardiache.

