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Vini di Valtellina: quattro nuove sottozone e 1.000 m

La Valtellina riorganizza la mappa del vino: nuove sottozone per la DOCG e revisione delle altitudini per il Rosso di Valtellina DOC.

In Valtellina si lavora a una mappa del vino più precisa e inclusiva, capace di valorizzare ogni lembo di versante e di rispondere alle sfide del riscaldamento. Le proposte sono state presentate e discusse a Sondrio durante ViVa – Vini di Valtellina dal 11 al 14 settembre con il coordinamento del Consorzio di Tutela Vini di Valtellina.

Due i capitoli principali: l’ampliamento delle sottozone del Valtellina Superiore DOCG e la revisione delle altitudini per il Rosso di Valtellina DOC.

Il disegno complessivo punta a riconoscere le identità locali, recuperare la viticoltura di montagna storicamente presente e garantire strumenti normativi aggiornati per fronteggiare il cambiamento climatico. In un territorio di terrazzamenti millenari, dove il lavoro è davvero “eroico”, ogni modifica al disciplinare ha effetti che vanno ben oltre l’etichetta.

DOCG Valtellina Superiore: più sottozone, più identità

L’areale del Valtellina Superiore DOCG corre come una lama di roccia sui versanti delle Alpi Retiche, affacciato sull’Adda e rivolto a sud. Qui la viticoltura si regge su un mosaico di muretti a secco che disegnano il paesaggio: la valle conta circa 2.500 km di murature che sostengono i filari e modellano la topografia coltivata. All’interno di questa cornice, la denominazione si estende su quasi 800 ha di vigneto, un patrimonio che il consorzio intende mappare con maggior dettaglio.

Dalle cinque storiche alle nove sottozone

Chi studia per gli esami di AISFIS o ONAV conosce bene le cinque sottozone storiche: MaroggiaSassellaGrumelloInferno e Valgella. La proposta del consorzio mira ad aggiungerne altre quattro, portando il totale a nove. L’obiettivo dichiarato è semplice e strategico: evitare che parte della superficie resti senza una specifica identità territoriale spendibile in etichetta, e fare in modo che tutto l’areale sia raccontato attraverso micro-ambiti coerenti. Più sottozone significano più trasparenza territoriale e una valorizzazione organica delle differenze di esposizione e microclima che, in Valtellina, cambiano a distanze sorprendentemente brevi.

Rosso di Valtellina DOC: altitudine oltre i 700 m

Il secondo fronte riguarda il disciplinare del Rosso di Valtellina DOC. Oggi la normativa fissa il limite altimetrico superiore a 700 m. Il consorzio propone di innalzarlo, riconoscendo la vocazione dei vigneti d’alta quota e la loro rilevanza nel nuovo scenario climatico. Non si tratta solo di trovare temperature più adatte alla maturazione: un studio biennale ha analizzato anche documentazione storica, comprese fotografie del 1975 che mostrano terrazzamenti vitati attivi fino a circa 1.000 metri. L’idea, quindi, è duplice: adattamento climatico e recupero della montagna come parte integrante della storia viticola valtellinese.

IGT Alpi Retiche e il nodo dell’appassimento

Esiste uno strumento già ampio dal punto di vista geografico, l’IGT Alpi Retiche che copre l’intera provincia di Sondrio senza vincoli altimetrici. Tuttavia, questa indicazione non consente l’appassimento delle uve pratica fondamentale per la celebre DOCG da uve appassite del territorio. Produrre uva sopra i 700 m appassirla e vinificarla restando nell’alveo delle denominazioni attuali crea un problema di identificazione. L’innalzamento del limite per il Rosso di Valtellina DOC non cancella il nodo, ma può rappresentare un primo passo per valutare, in futuro, adeguamenti coerenti anche per gli altri disciplinari della valle.

Terrazzamenti e viticoltura eroica: il paesaggio come valore

In Valtellina la vite cresce dove la montagna lo concede. I filari arrampicati su muri di sassi non sono scenografia: sono infrastrutture agricole che custodiscono suoli, drenaggi e mesoclimi. Con 2.500 km di muretti e quasi 800 ha coltivati, l’identità produttiva coincide con l’ingegneria rurale del paesaggio. L’ipotesi di riportare in produzione le quote storiche fino a 1.000 metri riannoda il filo con un passato documentato, che oggi torna attuale per ragioni ambientali. In questo contesto, l’espansione a nove sottozone per la DOCG non è una semplice operazione tecnica: è un modo per raccontare con più precisione le differenze che esistono tra versanti, terrazzi e ombre proiettate dal rilievo.

Le proposte sono state formalizzate e sottoposte alle valutazioni ministeriali. Se approvate, i disciplinari ridisegneranno i confini funzionali del vino valtellinese, includendo aree storiche e offrendo nuove chiavi di lettura per chi produce e per chi degusta. In un territorio dove ogni metro quadrato è stato conquistato alla roccia, la norma diventa racconto: un modo per incidere nella materia viva del paesaggio, preservandone la specificità e rendendo accessibile, anche in etichetta, la complessità che il calice restituisce.

Scritto da Edoardo Castellucci

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