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Francesco Sodano, l’intervista al giovane chef napoletano

francesco soldano

Lo Chef Francesco Sodano si racconta: dai sogni da bambino al suo lavoro presso il ristorante "Il Faro di Capo D'Orso".

Il giovane chef Francesco Sodano racconta le origini della sua passione per la cucina e qual è il tratto distintivo dei suoi piatti che rendono il ristorante “Il Faro di Capo D’Orso”, a Maiori, un posto unico dove poter assaporare le sue creazioni accompagnate da una vista mozzafiato.

Chi è Francesco Sodano?

Sono uno chef trentenne, napoletano di Somma Vesuviana. Nasco da una famiglia di chef, orgoglioso di poter dire che è stato questo lavoro a scegliere me piuttosto che il contrario. Per molti dal “folle estro”, ma mi dichiaro un “creativo” dedico al food.

Cosa volevi fare da piccolo?

Sono cresciuto nella periferia napoletana con la fortuna di avere un nonno contadino. Il rapporto con natura ed animali è stato sempre molto forte, pensavo ad un certo punto che questa grande passione mi portasse a diventare un veterinario. Invece, il destino ha riservato per me un’altra collocazione, anche se cibo e natura spesso si sposano alla perfezione.

Qual è stata l’esperienza più importante della tua vita professionale?

Ogni esperienza lavorativa ha la sua dovuta importanza nella carriera di uno chef.

Ci sono posti in cui impari tecniche, altri dove vieni a contatto con materie prime uniche, altri luoghi ancora dove ti formi come leader di una cucina. Se proprio devo dirti quella che mi ha regalato l’emozione maggiore è, forse, proprio qui al ” Il Faro di Capo D’Orso”, il mio primo ristorante stellato. Anche se trentenne, il mio percorso lavorativo ha degli step fondamentali che hanno ampliato i miei orizzonti creativi e convinto che avrei trascorso il resto della mia vita in cucina; uno su tutti è stata la grande esperienza maturata al fianco dello chef Anthony Genovese – ristorante “il Pagliaccio”.

Lavori come Chef al ristorante “Il Faro di Capo D’Orso”: come sei arrivato qui?

Il Faro Capo D’Orso non era nuovo per me, infatti circa dieci anni fa ho avuto il piacere di lavorare con lo chef Pierfranco Ferrara. Conoscevo quindi il posto, la famiglia Ferrara e la passione per la ristorazione che da anni mettono nel loro lavoro. Il destino ha voluto che le nostre strade si incrociassero di nuovo e mi sento tremendamente onorato di poter ritornare in questa “casa”, dopo anni, in veste totalmente diversa. In questa location posso sentirmi libero di poter esprimere quella che è diventata, negli anni, la mia ideologia di cucina.

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Qual è il tratto distintivo della tua cucina?

L’ ideologia di cucina di uno chef è il giusto blend di tutte le esperienze che ha accumulato nella sua carriera così, anche nel mio caso, posso affermare che sia le collaborazioni con chef di grande spessore che i vari viaggi che ho avuto la fortuna di fare hanno contribuito alla maturazione di un concetto di cucina dove sono sicuramente presenti le tante “contaminazioni” esterne senza mai abbandonare, però, il legame che ho con la mia terra.

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Cosa vedi nel tuo futuro professionale?

L’ambizione è sicuramente un tratto che mi contraddistingue quindi, avendo la fortuna di far parte di questa solida azienda, so di avere la possibilità di fare molto bene. Non so cosa ha riservato per me il futuro, quello di cui sono sicuro è di avere tutte le carte per poter continuare a studiare, divertirmi in cucina, puntando sempre più in alto…verso le stelle!

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