Negli ultimi anni il profilo commerciale delle città italiane è cambiato: emerge un spostamento verso la ristorazione con servizio e verso i canali di vendita rapida come il take away mentre i bar registrano perdite significative. Questa trasformazione interessa sia realtà turistiche costiere che capoluoghi interni, con effetti più pronunciati nei centri storici dove la concentrazione di attività ha impatti sulla vivibilità e sulla gestione degli spazi pubblici.
Il fenomeno non è solo numerico: riflette cambiamenti nelle abitudini di consumo, nella domanda turistica e nelle strategie imprenditoriali. Le imprese che integrano una cucina attrezzata riescono spesso a intercettare flussi più ampi di clientela, mentre esercizi senza cucina trovano più difficoltà a mantenere quota nel mercato attuale.
Evoluzione a Rimini: crescita dei ristoranti e arretramento dei bar
A Rimini la fotografia decennale mostra un aumento degli esercizi di ristorazione con servizio da 342 a 360 attività, pari a un +5,2%. Il fenomeno è trainato dal centro storico dove i ristoranti sono passati da 114 a 143 cioè un +25,3%, mentre il resto della città registra una lieve flessione (-4,8%). Parallelamente la ristorazione da asporto cresce da 170 a 186 esercizi (+9,3%), con una progressione particolarmente marcata nel centro (+24,3%) rispetto al territorio extra-centrale (+3,3%).
Declino di bar, gelaterie e pasticcerie
Non tutte le categorie seguono la stessa traiettoria: le gelaterie e pasticcerie calano del 16,8% (da 61 a 51) e i bar subiscono la contrazione più rilevante, passando da 448 a 368 unità (-17,9%). Il decremento coinvolge sia il centro (-13,9%) sia le altre zone della città (-20,2%). Questa dinamica evidenzia come la mancanza di una cucina attrezzata penalizzi la capacità di adattamento al nuovo contesto di domanda.
Tendenze nazionali e i casi più vivaci del Mezzogiorno
A livello nazionale lo studio censisce un quadro di mutamento strutturale: i ristoranti con servizio crescono complessivamente di circa +16,9% i take away segnano un +4,8% e le gelaterie-pasticcerie registrano un aumento moderato (+3,8%), mentre i bar diminuiscono attorno al -18%. Nei centri storici la crescita dei ristoranti è ancor più accentuata (+20,4%), mentre i bar perdono il 17,8% delle attività, con un saldo complessivo dei pubblici esercizi nelle aree storiche sostanzialmente stabile (+0,5%).
Città del Sud in controtendenza: Bari, Taranto, Lecce e Napoli
La geografia del fenomeno mostra forti differenze regionali: molte città del Centro-Nord registrano chiusure significative, mentre diverse realtà del Sud sperimentano un’espansione del comparto ristorativo. Napoli guida con un incremento netto di oltre 700 nuove attività nel decennio, seguita da Palermo. Anche la Puglia mette in evidenza dinamiche positive: Bari cresce del +5,8% sul totale degli esercizi, Taranto mostra un aumento assoluto di 71 attività (+10,6%) e Lecce registra un +7,4% con 45 nuove imprese.
Nel dettaglio pugliese, la ristorazione con servizio nelle città capoluogo è aumentata in modo significativo: in più centri si registrano incrementi concentrati soprattutto nei centri storici, dove l’offerta si intensifica e genera pressioni sulla fruizione degli spazi pubblici e sulla qualità della vita dei residenti.
Implicazioni per regolamentazione urbana e convivenza
Il rinnovato assetto commerciale pone questioni pratiche per amministrazioni e operatori: il tema dei dehors la programmazione delle aperture e la gestione della movida necessitano di regole chiare e condivise. La crescita dei format di ristorazione impone di conciliare il diritto d’impresa con la tutela della vivibilità dei quartieri storici, evitando misure emergenziali che colpiscano indiscriminatamente le attività sane.
