Nucleare in Italia: mini-reattori e strategie per un’energia sostenibile

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.

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L’Italia sta compiendo un passo significativo verso il ritorno del nucleare, con l’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile. Questo provvedimento, che punta su tecnologie avanzate come i mini-reattori e i reattori veloci raffreddati al piombo, rappresenta una svolta nel panorama energetico nazionale.

Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e piena di sfide.

La strategia italiana per il nucleare sostenibile

La legge delega, approvata dalla Camera, delega al governo la gestione della transizione energetica verso il nucleare. Questo include la programmazione nazionale, la governance, la sicurezza nucleare e la gestione del ciclo di vita degli impianti. I nuovi reattori saranno molto più piccoli rispetto alle tradizionali centrali nucleari e saranno gestiti anche da privati.

Sul piano tecnologico, l’Italia punta sugli Smr (Small Modular Reactors) di terza generazione avanzata, che avranno dimensioni paragonabili a tre campi da calcio.

In prospettiva, si guarda anche ai reattori veloci raffreddati al piombo di quarta generazione, che potrebbero non emettere scorie. Tuttavia, questi ultimi non saranno disponibili prima del 2040.

I tempi e i costi del progetto

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, i primi mini-reattori potrebbero entrare in funzione tra il 2034 e il 2035. I promotori dei progetti dovranno dimostrare di poter coprire autonomamente i costi di costruzione, gestione e smantellamento.

Inoltre, sono previsti incentivi per i territori che ospiteranno gli impianti.

La flessibilità europea e le sfide future

In parallelo, la Commissione europea ha formalizzato la possibilità per gli Stati membri di richiedere flessibilità fiscale extra per investimenti nella sicurezza energetica. Questo potrebbe permettere all’Italia di spendere fino allo 0,3% del PIL per investimenti in energia anziché in difesa, senza sforare lo 0,6% totale. Tuttavia, questa flessibilità è prevista solo per investimenti strutturali, il che significa che le ricadute saranno visibili solo nel futuro.

Le critiche non sono mancate, soprattutto riguardo alla gestione dei rifiuti radioattivi e alla compatibilità con l’attuale sistema energetico. Inoltre, molti deputati che hanno votato a favore della legge sembrano avere una conoscenza limitata delle implicazioni tecniche e dei tempi necessari per l’implementazione del progetto.

Nonostante le sfide, il governo italiano è determinato a procedere con il progetto, vedendo nel nucleare sostenibile un’opportunità per aumentare la sicurezza energetica, la decarbonizzazione e l’indipendenza del Paese.

Resta da vedere come si svilupperanno le cose nei prossimi anni e se l’Italia riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi energetici.