Il mercato del lavoro per i giovani laureati italiani presenta un quadro a due facce. Da un lato, i dati mostrano un aumento significativo dell’occupazione sia a un anno che a cinque anni dalla laurea. Dall’altro, le retribuzioni reali sono in calo, con evidenti disparità di genere e territoriali che persistono.
Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea, presentato all’università della Basilicata, offre una panoramica dettagliata della situazione attuale, basata su un campione di quasi 335 mila laureati nel 2026 e 700 mila esiti occupazionali.
Occupazione in crescita, retribuzioni in calo
I tassi di occupazione mostrano un miglioramento significativo. A un anno dalla laurea, l’81,2% dei laureati di primo livello e l’80,8% di secondo livello hanno trovato lavoro, con un aumento rispettivamente del 2,6% e del 2,2% rispetto alla rilevazione precedente. A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione sale al 91,7% per il primo livello e al 94,4% per il secondo, con un calo della disoccupazione al 2,6%.
Tuttavia, il quadro retributivo è meno incoraggiante. A un anno dalla laurea, la retribuzione mensile netta media è di 1.491 euro per il primo livello e 1.495 euro per il secondo, con un calo reale rispettivamente dell’1,4% e dello 0,9% a causa dell’inflazione. Dopo cinque anni, le retribuzioni salgono a 1.796 euro per il primo livello e 1.903 euro per il secondo, ma il divario tra aspettative e realtà rimane ampio.
Divari di genere e territoriali
Il rapporto evidenzia forti disparità di genere. Le donne, che rappresentano il 59,6% dei laureati nel 2026, hanno un tasso di occupazione inferiore del 13,7% rispetto agli uomini e guadagnano in media 67 euro netti mensili in meno. Questo divario si accentua ulteriormente in presenza di figli.
Le differenze territoriali sono altrettanto marcate. Chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di trovare lavoro rispetto a chi vive nel Mezzogiorno, e percepisce in media 68 euro netti in più al mese. La sede dell’ateneo influisce ulteriormente su queste disparità.
Formazione e aspettative dei laureati
Il percorso universitario si conferma ricco di esperienze pratiche. Il 60,9% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare, il 68% ha lavorato durante gli studi e il 10,2% ha avuto un’esperienza di studio all’estero. Tuttavia, quasi quattro su dieci laureati hanno concluso gli studi fuori corso, con un impatto negativo sulle opportunità lavorative.
I laureati mostrano una maggiore selettività nelle scelte lavorative. La disponibilità ad accettare lavori non coerenti con il proprio percorso è scesa dal 87,2% al 76,4% dal 2016 al 2026. Inoltre, il 66,9% dei laureandi è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno.
Il rapporto sottolinea l’importanza di aspetti come la qualità del posto di lavoro, il tempo libero e la conciliazione tra vita lavorativa e privata, che stanno acquisendo sempre maggiore rilevanza per i giovani laureati.
